Sala Igea di Palazzo Mattei in piazza Paganica di Roma.
Per gli 80 anni di Agnes Heller (nota esponente della "Scuola di Budapest", dove è nata nel 1929) tre dipartimenti italiani di filosofia e scienze umane (Roma Sapienza, Roma Tre, Università di Messina) le hanno organizzato un convegno alla Sala Igea di Palazzo Mattei in piazza Paganica di Roma.
Uno degli argomenti in esso trattati è la filosofia come genere letterario.
La Heller a questo proposto rileva che, come una narrazione, la filosofia cerca anch'essa di descrivere il mondo che abbiamo intorno, cerca di farcelo capire interpretandolo, dunque, fa un racconto di esso, un' ermeneutica spesso non provata.
Circa la comprensione del presente (pur rimanendo fedele alla cognizione di certezza del presente che le è stata trasmessa da Lukács) la Heller si è ben presto accorta che le previsioni marxiste come la globalizzazione, la crisi di accumulazione del capitale, ecc. si sono rivelate vere, mentre per tutto il resto, quando Marx parla delle forme future di società, dice delle sciocchezze; di conseguenza la sua è una riflessione segnata dalla profonda diffidenza verso ogni forma di assunto dogmatico.
Così, da pensatrice della teoria dei bisogni ,ritrova ad essere contro la dittatura dei bisogni, chiara espressione dei regimi totalitari. La filosofa difende il ruolo demitizzante della filosofia, e contrappone all'ambiguità immaginosa della mitologia l’univocità dell’argomentazione razionale a sostenere l'ipotesi di un' utopia razionale, un'utopia con dei limiti.
Una società totalmente giusta non è affatto auspicabile, perché nessuno potrebbe più dire "questo è ingiusto", e dunque essa non sarebbe più dialettica, dinamica, pluralista, non sarebbe tale quella libera dal dominio di un uomo su un altro uomo. In tal caso avremmo un repentino cambio antropologico, che avverrebbe però senza un cambiamento evidente della natura dell'uomo, così com'è stata sognata da Kant e dallo stesso Marx. Heller parte dall'idea che ci sarà un tempo in cui l'uomo empirico e la specie umana verranno finalmente «riuniti», un tempo in cui ogni singola persona diventerà assolutamente buona e, dimenticando ogni elemento individualistico e particolaristico, finirà con l'assomigliare a Cristo. Da parte mia dubito innanzitutto che sia una prospettiva vivibile e desiderabile; se in tutta la storia del genere umano l'essenza umana è rimasta così com'è, perché dovrebbe improvvisamente cambiare durante la nostra particolare contingenza storica? Qual è il nostro privilegio? Chi e come ce lo avrebbe concesso?Ogni messia è un falso messia, che chiude l’orizzonte delle possibilità future. Vedi "Oltre la giustizia" (il Mulino, 1990), Così dai bisogni e valori. e dalla filosofia della Storia, la teoria dei Sentimentie la teoria della Morale, passa alla discussione sulle contemporanee teorie di giustizia; dall’interpretazione della posizione sociale e morale dell’individuo nel mondo post-moderno, alla teoria del bello artisticoe in particolar modo letterario (Shakespeare).
ricerca che verte intorno a un nucleo fondamentale: la ricchezza dell’uomo, del suo sentire, del suo produrre e soprattutto del suo agire politico e morale, delle sue modalità e condizioni di perfezionamento, verso l’incarnazione utopica contemporanea di quell’ideale di uomo ricco in bisogni, produttore di bellezza artistica, bontà pratica e giustizia politica (…) Per principio, ogni filosofia è radicale. Lo è perché opponendosi al pensiero ordinario, ci indica che quanto crediamo vero non lo è affatto, e ciò che riteniamo giusto è solo un’opinione" (A. Heller. La filosofia radicale, Il Saggiatore, 1979),
Qui viviamo, qui moriremo
...abbandonare ogni finalismo e riscrivere una filosofia che inizi da noi stessi dalle forme della vita quotidiana.In quest'ottica che rigetta ogni rigidità ideologica, la Heller giunge a formulare la sua ben nota utopia razionale, attuabile a patto di accettare la modernità: Non penso affatto che l’esistente sia indispensabile così com’è, ma riconosco che alcune cose sono necessarie: il libero mercato, la libertà di creare istituzioni politiche e l’accumulo di conoscenza scientifica e tecnologica.
In conclusione mi sembra di poter dire che ogni riflessione lucida e matura sui dogmi del materialismo storico non possa che condurre a un sano scetticismo (nel senso filosofico) e alla responsabilizzazione individuale.
Per quanto riguarda l'incontro che ha visto la partecipazione della stessa Heller, festeggiata con tanto di torta e applausi, la partecipazione è stata deludente per numero di spettatori, tra gli unici interessati c'erano personaggi come Marramao che manifestavano dissenso ad ogni cosa che diceva la Heller o verso chi ne ripeteva le idee. Una sala quasi vuota che a fronte di tutto quello che si è detto prima lascia da pensare....filosoficamente.
Giovanni Lauricella
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