Mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma per il bicentenario della
morte di Charles Darwin, il grande scienziato inglese e il 150° anniversario
della pubblicazione della sua opera più conosciuta, L’origine delle Specie, in
cui Darwin espone la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, diventata il
fondamento di tutta la biologia moderna.
Se il contenuto della mostra è interessante, manca però una parte dedicata alla sua dottrina, che ha pesato molto di più delle scoperte scientifiche in sé di Darwin: parlo del Darwinismo, che è forse stato un po’ il mito di Darwin. Quest'ultimo, insieme a Freud e Marx , ha caratterizzato gran parte del pensiero del ‘900, inteso soprattutto come modernità ed emancipazione sociale. Il fenomeno del Darwinismo ha creato
una serie di conoscenze risolutive di tanti mali sociali, visti come veri e propri danni alla collettività. L'evoluzionismo ha avuto esemplari interpreti in Herbert Spencer,
Henri Bergson, Teilhard de Chardin, lo stesso Marx riteneva il contenuto del "Capitale" corrispondente al Darvinismo in biologia.
La verità è che, come spesso succede, i problemi li hanno creati i seguaci, specie i non scienziati e i non biologi che hanno trasformato il Darwinismo in vari surrogati pseudo-scientifici buoni indifferentemente per un' interpretazione politica o di destra o di sinistra.
La selezione che ha dato origine all’uomo è iniziata dalle scimmie; di conseguenza va considerata tutta quanta la primordialità degli istinti, l’animalità che è in noi tutti. Tradizioni e feticci culturali reprimono l’uomo, combattere i tabù che danno frustrazioni è il percorso evolutivo che porta all'emancipazione. Le religioni, quella cattolica in particolare, negano all’uomo le sue necessarie manifestazioni sessuali, riducendolo ad un pericoloso serbatoio di frustrazioni inesplose e di sensi di colpa; i testi sacri sono una serie di miserabili menzogne di cui l’educazione borghese si serve e così facendo completa il disastro.
Come tutti sappiamo, per la destra questo orientamento è diventato la giustificazione a tutte le teorie sulla superiorità di razza, in quanto l’uomo nuovo è la risultante di una selezione dove i forti vincono sui più deboli.
Missione dell’uomo superiore è quello di migliorare la specie umana fino alla
soluzione finale…..
Banco di prova di queste idee (prima ancora del fascismo, del nazismo ecc.) fu il "successo" che ebbe il genocidio Armeno. Infatti la mancata condanna internazionale fu dovuta al riflesso culturale di tale concezione Darwiniana, che
portava a considerare tali aberrazioni umane come conseguenza "naturale" della lotta fra le razze. La Germania, alleata dei Turchi, seppe trarre buon frutto di tale esperienza, tant'è che pochi anni dopo avremo i lager…
La religione cristiana fino ad allora creazionista ebbe un duro colpo dalle conoscenze Darwiniane. Si potrebbe dire che da allora data l’avversità cattolica alla scienza positivista e troppo laica. Gli atei invece vedono in Darwin uno dei loro capisaldi culturali.
Per i liberali, o meglio per i liberal, la competizione mette in risalto le qualità dell’individuo valido, a differenza degli altri che resteranno subalterni. Perciò lo stato dovrebbe solo intensificare l’eliminazione delle attività improduttive e al contempo incentivare i settori economici trainanti. Tutto questo poi si riflette sulle condizioni lavorative delle risorse umane impiegate nelle suddette attività. (Un discorso a parte si potrebbe fare per la scuola, che dovrebbe preparare questa selezione...)
Preoccupati? Tranquilli, la mostra è solo a carattere scientifico -biologico,
Lasciatevi attrarre dalle scimmie, che sono innocue e tanto simpatiche.
"Darwin 1809 – 2009", dal 12 febbraio al 3 maggio a Palazzo delle
Esposizioni
Giovanni Lauricella