Parcheggio del Pincio
Abitiamo una Metropoli o Metropolis?
Che a Roma manchino i parcheggi non è una novità, e nemmeno che non si sappia, o non si voglia sapere, quale sia il costo di tale disservizio, non solo in termini di disagio personale e di difficoltà da superare, ma anche in termini di multe, che ormai sono sempre più onerose e frequenti, pur non risultando ufficialmente nella categoria delle tasse, che ogni abitante è costretto costantemente a pagare come un obbligo a scadenza.
Una condizione disastrosa che grava sul cittadino di Roma, già oberato da un carovita e da un’ economia nazionale e locale poco florida, che non gli permette risorse cash fruibili per la vita quotidiana.
Gli organismi istituzionali dei cosiddetti "servizi pubblici" che dovrebbero essere preposti alla soluzione delle criticità in questa materia, incuranti della triste situazione che si è costretti a vivere in quanto romani, sembra che agiscano nella direzione contraria, aggiungendo problema a problema.
Una combinazione di interessi politici ed economici e di competenze tecnico-professionali, apparentemente necessaria e inattaccabile, mostra di avere come disegno ispiratore una blindatura della città ad uso e consumo di chi "può" (leggi: politici, amministratori, residenti del centro e potentati vari) a differenza di una massa di cittadini terzomondizzata e condannata all'uso dell'autobus o della metropolitana. In base ai miei ricordi di viaggio, non mi stupirebbe trovare in futuro passeggeri col materasso sulle spalle, che si spintonano sull'autobus come nelle città africane o sudamericane.
Dico questo perché, come ho già detto in maniera più approfondita in altri scritti precedenti, a noi romani manca la città moderna. Roma da sempre, ma soprattutto dal dopoguerra a oggi, è cresciuta sull'esistente, cioè su strutture che se non sono di sessanta anni fa sono di un tempo antico se non antichissimo. Una città così congestionata dalla mancanza di infrastrutture degne di una metropoli, con l'aggravante di una crescita inarrestabile del terziario concentrato proprio nel centro storico fa buon gioco a chi specula sopra ai servizi essenziali per un minimo funzionamento, in pratica con monopoli di servizi per gli utenti quali i mezzi pubblici o i parcheggi a pagamento di cui si sta facendo un gran parlare: Pincio sì? Pincio no? Conservare o sventrare?
Il progetto è veltroniano ma l’opposizione e la difesa sono trasversali: non farò nomi, chi legge i quotidiani li sa. Quello che è certo è che il sindaco Alemanno si è pronunciato per il no e sta esplorando altre soluzioni, come l’ampliamento del parcheggio del Galoppatoio. Vorrei anche ricordare che in molte città, Montecarlo è una, i garage sono ricavati non solo sottoterra, ma all’interno di palazzi condominiali.
Per parte mia prevedo che una soluzione, magari di compromesso, si finirà col trovare. Meglio, però, se fondata non su interessi di cordata, ma sul buon senso e realizzata in scienza e coscienza.
Bisognerebbe però, a fronte di tutto questo, dirimere in via preliminare alcune questioni che possono creare ambiguità. Le amministrazioni hanno di fatto bloccato Roma, in particolare il suo centro storico e non solo con la ZTL ma restringendo le sedi stradali in modo da creare arbitrarie canalizzazioni e drammatici imbuti. Penso che già vi sarà capitato di attendere dietro un taxi che sta facendo salire o scendere passeggeri, non cè spazio per superarlo ma forniamo qualche esempio: a Prati riduzione delle carreggiate e della possibilità di parcheggio, nonché sensi di marcia capziosi che mettono a disagio gli abitanti e ignari pellegrini che da tutto il mondo vengono per visitare S. Pietro ; piazza sant’ Apollinare ridotta a supporto per una carreggiata e altre ancora snaturate dalla loro forma originale; Porta Metronia dove l’ attraversamento delle mura Aureliane è stato ridotto, sulla destra venendo da Piazzale Numa Pompilio ad una sola arcata, il che rende difficile il rientro a casa dal centro degli abitanti di uno dei quartieri più affollati di Roma, piazza Colonna e tutte le altre attorno al parlamento dovrebbero essere considerate prima come monumenti e poi come sede politica non da come l'hanno attualmente ridotta ; ma sono tanti gli altri interventi fatti sulla viabilità che, se considerati tutti , darebbero luogo a una lettura noiosa... A compenso di tutto questo si concede un "obolo", un parcheggio al centro per smarcarsi da eventuali accuse di persecutori delle auto e di impositori del mezzo pubblico. Un blocco del cantiere toglierebbe l'unica azione a favore del mezzo privato che fa l'ATAC accentuando così il suo ruolo di appiedatore degli abitanti. Mi chiedo se riuscire a bloccare il parcheggio del Pincio sia una vera vittoria: infatti chi va a parcheggiare a Piazza del Popolo? Non certo gli impiegati e tutti coloro che si recano in centro nell’orario lavorativo.
Secondo me, parcheggio o no, questa è una buona occasione per dimostrare i danni che Roma sta subendo ad opera di tecnici mal preparati o, peggio ancora, coscienti di voler stravolgere una città storica in un impersonale suburbio facendo del centro storico un agglomerato urbano indistinguibile dalla periferia, con la conseguenza socio-psicologica di scoraggiare e deprimere i già depressi potenziali utenti del centro, che legittimamente vorrebbero goderne le bellezze, passeggiare, andare per locali, visitare mostre e fare shopping. Il centro rimerrebbe chiuso a tali piaceri borghesi, che sarebbero riservati ai pochi che godono dei permessi, a una minoranza di turisti in taxi ( altro business) e naturalmente ai manifestanti
Quando si parla di nuove costruzioni ci si chiede a che servono e a chi: una banale domanda che, per quanto riguarda Roma, ogni volta difficilmente trova una risposta univoca..Insomma, da anni si conduce un'aggressione scomposta alla città. Chiunque si è trovato sorpreso dai molti sensi di marcia che cambiano repentinamente e che poi ritornano ad essere come erano prima, come se il traffico urbano fosse un gioco. Non ci si rende conto che le linee di autobus cambiano la destinazione d'uso di strade, che a loro volta causano il cambiamento di interi quartieri e quindi delle nostre abitudini.
A testimonianza di ciò restano in molte strade i vecchi segnali stradali sull'asfalto che a malapena vengono cancellati; lo stesso dicasi per le strisce dei parcheggi che danno l'illegalità alternata o discontinua di alcuni lati delle strade. La salita del Pincio è proprio una di quelle strade che possono essere citate come esempio: in questi ultimi anni valevano certi lati della salita ed erano a pettine, poi si è cambiato più volte sino a alla disposizione attuale.
Apro una parentesi per dire una cosa che nemmeno le associazioni a tutela del paesaggio architettonico e artistico dicono: sono belle da vedersi le tante piazze capolinea?
Perché Roma deve avere tutti questi capolinea nel centro storico? Possibile che per attraversare la città da un punto della periferia ad un altro opposto devi cambiare quattro o cinque autobus se non di più? Non vale la regola che in altri paesi le città si attraversano con un solo autobus? Ma tutto questo tempo chi ce lo paga? Vi sembra possibile abitare una città dove il tempo e il luogo è deciso da un ente padre padrone che, se non accetti i suoi dettami, ti fa perseguitare dai vigili?
Approfitto per aggiungere un'altro strano aspetto nella gestione del centro storico, ditemi a chi piace lo stuolo di furgoni e camioncini che scaricano vivande per la ristorazione o merci senza contare quelli perennemente in sosta per i numerosi mercatini ambulanti, un fenomeno dilagante che mette a grave rischio la credibilità delle amministrazioni che sembrano più intenzionate a far cassa con licenze di locali e permessi di occupazione del suolo pubblico che alla risoluzione del traffico.Ancora più grave è poi la deculturalizzazione e l'imbruttimento pianificato della città tramite uno stravolgimento di quello che è l'aspetto più bello del centro storico, unico esempio al mondo di particolarissima scenografia teatrale del complesso abitativo, che ha tanto affascinato romani e stranieri, facendone la meta privilegiata del famoso Grand Tour. Un’ urbanizzazione stratificata ha fatto sì che l’urbe, invece di avere un tracciato urbano disegnato dalle strade avesse come punti nodali piazze e slarghi, con il risultato di creare una serie di sorprendenti spazi scenografici. Non una canalizzazione, quindi, come ce la propone adesso l'ATAC - apparato istituzionale attento ai suoi interessi di bottega, con potere quasi assoluto fatto di divieti, guardiani e multe, con stuoli di tecnici preposti- ma la città Caput Mundi in tutta la sua teatrale magnificenza e chiaroscurata bellezza. Merita un appunto l'ultimo intervento sulla pedonabilità di via del Corso, solo apparentemente innocuo, trattandosi dei marciapiedi davanti lo slargo di S. Carlo. Ma non è così. Il marciapiede corrisponde ad un rialzo che hanno gli edifici, un basamento architettonico e non ad un semplice percorso calpestabile. Se fate caso, proprio nel centro storico si facevano molto bassi o non si facevano del tutto per rispetto dell'impianto dell'edificio, mentre adesso si adottano misure da alto scalino e ringhiere o parapetti decorati da cartelloni pubblicitari in stile grandi magazzini, come nei percorsi delle fiere.
L'ATAC come gli uffici tecnici delle recenti amministrazioni non si rendono conto della gravi ripercussioni di certe soluzioni di viabilità: è come se in Francia chiudessero il Louvre o ne riducessero le sale a percorsi rettilinei perché colpevole di affluenza di troppo pubblico.
(Quello che pure non capisco è perché da un lato si lamenta il mancato incremento demografico con una richiesta di incentivare immigrazione e dall'alto si vieta l'uso dello spazio urbano per il traffico, che altro non è che la conseguenza del sovraffollamento, che, se vogliamo, rappresenta la sconfessione degli allarmi dei demografi. Ma questa è un’altra questione, che tratterò a parte).
Eppure un tempo vigeva il rispetto, anzi il culto dell’ Imago urbis . Esso era dettato da una profonda coscienza culturale collettiva (i realizzatori erano semplici maestranze ma ce l’avevano nel DNA) e non necessitavano leggi o divieti o piani regolatori, come abbiamo oggi.
L’immagine urbanistica perfetta di Roma (non ancora capitale d’Italia ma pur sempre Caput Mundi) era perfettamente nota e chiara a Giovan Battista Nolli, egregio studioso della Roma papale, che nel 1748 la fissava e consegnava ai posteri in una famosa pianta, che ne regolava il piano urbano. Potete andarvela a vedere nelle maggiori biblioteche romane.
E’ tale peculiarità che adesso, in nome di uno spauracchio chiamato traffico, si vuole distruggere. Qui si evidenzia un altro grave problema comunicativo fra gli organismi di governo e le associazioni che si occupano del patrimonio storico e architettonico della città perché strafalcioni del genere con gente più accorta non ci si arrischierebbe nemmeno a proporli, invece da noi si fanno.
Purtroppo Roma è stata poco capita non solo dagli architetti e tecnici nostrani ma anche da coloro che la vivono. Sostengo questa tesi perchè questioni come quella del Pincio aprono uno spaccato deludente sull'utenza della città, destinataria di questo scritto che spero generi dibattito.
Non si può capire come le più belle ed aristocratiche strade e piazze del mondo, con edifici che sono la culla dell'architettura per eccellenza, possano servire d’appoggio per baracchette e negozietti con fotocopie ritoccate a quadro e magliette indiane dei calciatori del Brazil o del Senegal. Che piazza Navona funga da rampa di lancio di ridicoli aerei giocattolo cinesi e di bolle di sapone che sgocciolano sui passanti vi sembra una prova di rispetto per un monumento o volontà di farne un parco giochi per bambini?
I venditori ambulanti sono davvero "necessari"? Sicuramente Veltroni, che ci insegnava che" i veri problemi sono altri " lo direbbe: avrebbe sicuramente ragione a minimizzare, ma quello che mi sembra strano è che anche adesso non esista un vigile che possa allontanarli. Solo così queste piazze ridiventerebbero i salotti per i visitatori più acculturati del mondo, eppure non si fa niente. Da come si muovono le istituzioni cittadine si direbbe che il danno da cui guardarsi sia proprio il contrario, cioè che la città si riempia di una élite sociale che ci obblighi a un miglioramento dei servizi turistici e culturali e ad un comportamento da parte nostra che non veda nel centro storico una qualunque Disneyland consumistica.
Quello che emerge in modo drammatico da questa disputa è il vuoto che emerge da parte di chi dovrebbe sapere quale è il volto della città di Roma, è stupefacente notare che la patria degli architetti per antonomasia vacilli ogni qual volta si trovi a giudicare una nuova costruzione. Tutto questo a fronte di numerose cattedre di università pubbliche o private e di un ordine professionale che ha solo nel nome il senso di quello che dovrebbe svolgere come missione.
Parcheggio o non parcheggio, è evidente l’ errore di mancata comunicazione commesso dalla precedente amministrazione; non si può far conoscere il progetto solo a chi ne può bloccare l'esecuzione, ma tutti gli interessati- i romani- meritavano qualche spiegazione in più, specie perché il nuovo garage sarebbe a ridosso del parcheggio di villa Borghese, che è il più grande del centro storico. Tengo a ricordare che da venti anni si fanno comunemente presentazioni animate di progetti: forse era il caso di farne anche più di una per coinvolgere la cittadinanza.
Questo silenzio getta un’ ombra inquietante sulla prassi in materia di opere pubbliche, spesso in mano a comitati di affari talmente esclusivi che rischiano di essere una lobby all'interno dello stato o delle amministrazioni locali.
Una piazza così bella come quella disegnata dal Valadier, sotto al belvedere di Roma, prestigiosa meta turistica, salotto della Roma bene, ecc. non meritava un concorso internazionale affinché prestigiosi architetti potessero darle un appropriato e decoroso assetto?
Invece la linea seguita sembra sia sempre la solita, che ha prevalso dal dopoguerra ad oggi, quella dell'edilizia appannaggio dei costruttori accreditati presso i centri del potere, quella sprezzantemente soprannominata dei "geometri", con tutto il rispetto per questa categoria che deve sopportare offese gratuite.
Purtroppo Roma è stata trattata dai suddetti costruttori come se fosse destinata ad essere una metropoli-suburbio, in base al concetto che la periferia di Marghera non deve essere differente da quella di un qualsiasi quartiere romano, e tutto ciò a fronte dell'incredibile monumentalità che esprime una città antica rispetto a quella costruita ex novo per un insediamento industriale.
A dispetto di chi la vuole diversa, Roma un volto c'è l'ha (l’ Imago Urbis) ed è quello che soddisfa chiunque passeggi nelle sue belle strade del centro.
(scenografia urbana che trattai nella mostra Theatrum Urbis, la città dello spettacolo tenutasi nel 2005 presso la Biblioteca Angelica).Una facies precisa quanto nobile, che in maniera certosina certi abili sabotatori riescono ad umiliare.
Per questo nel titolo ho alluso al film Metropolis di Fritz Lang: con tutto il rispetto per il capolavoro, ricordate le sue atmosfere angosciose, che denunciavano a spersonalizzazione e l’alienazione della società moderna?
E’ questa la Metropoli che vogliamo?
O non è meglio Roma, quella vera?
Giovanni Lauricella







