La Stanza Rossa
FONDAZIONE VOLUME!
via s. Francesco di Sales, 86
fino al 18 ottobre 2008
La Fondazione Volume! ha inaugurato il 18 settembre 2008 a Roma vicino il carcere romano di Regina Coeli il nuovo programma espositivo dedicato all’architettura, MySpace.Rome, con un’ opera di Franco Purini, La Stanza Rossa, programma curato da Marina Engel. Ogni anno architetti stranieri e italiani saranno invitati ad intervenire nello spazio della Fondazione trasformandolo a loro piacere, demolendo, ricostruendo, scavando, aggiungendo, per creare ogni volta un nuovo spazio architettonico.
Ormai è passato tanto tempo dagli echi del poeta e filosofo Paolo Portoghesi che, nel furore della sua carriera, a stento si ricordava che era anche architetto. Me lo ricordo con pastrani che gli arrivavano ai piedi e dei cappelli allungati in alto, con cui sembrava uno di quei maghi o fattucchieri di una volta che si esibivano nelle fiere di paese; col suo vezzo da saltimbanco, il maestro creava atmosfere giocose che ricordo con simpatia. Ma quel che si perdona a lui, non si perdona ad altri.
Noncuranti di regole, e spesso del buon senso, i suoi epigoni esprimono architetture stravaganti, in nome del decostruttivismo o di un artistico design intento a catturare l'attenzione indistintamente di tutti, anche dei più disinteressati e distratti. Il risultato più apprezzabile è che gli autori, presi di mira dalle polemiche innestate dai media, diventano delle star internazionali, da cui il nome archistar.
Episodi trasversali, non nuovi, che da alcuni anni si intensificano molto di più che in passato, anche ad opera di coloro che architetti non sono, ma che realizzano con successo prestigiose architetture.Un fenomeno che si potrebbe estendere financo a Le Corbusier, ma che adesso vede coinvolti tanti artisti, con molti esempi ben riusciti, non ultime le opere dell' indiano Anish Kapoor proposte da Future Systems . Pochi giorni fa al MAXXI la stessa Zaha Hadid, che vive ed insegna a Londra, in una conferenza che preannunciava l'apertura del tanto atteso nuovo museo d'arte contemporanea da lei progettato, esibiva le sue sculture, esposte a Venezia, in mezzo ad una cascata di diapositive delle sue saturnine costruzioni. (Per il troppo freddo romano, riusciva a stento a commentarle, strabiliante esempio di disadattamento al surriscaldamento terrestre provocato dal buco nell’ozono...)
Forse sintomo del vituperato decorativismo barocco, le sculture di Zaha, che scenograficamente riecheggiano la serie cinematografica Alien, davano il contrasto necessario a rimarcare la diversità e il non dialogo in mezzo all'horror vacui delle sale rinascimentali dove erano esposte, paradossalmente solitarie come presenze marziane. Non è da meno Franco Purini, che, in una situazione totalmente diversa, in uno spazio "paleocristiano", con l’ambientazione di stile catacombale o Piranesiano (dalle vicine carceri) ci propone La Stanza Rossa.
Rossa di comunismo? Di sangue? O di tutte due le cose insieme? O forse di un colore a caso, come ad esempio un rosso pomodoro.
Scevro da contenuti ideologici, mi attengo all'ultima ipotesi. In un contesto angusto pregno di una buia finto-fatiscenza, Purini abbandona le sue tipiche, incolori, rigide forme, compiendo un salto acrobatico verso una formale e tortuosamente astratta istallazione Tatliana , animata da pareti e pilastri dalle superfici simili a quelle del locale, esprimendo con tale ruvidità un "crudismo" anni ‘'70.
Ricordate il latino "maccheronico"? non fatevi fuorviare dall’accenno al pomodoro. Era la lingua artificiosa e falsamente rustica di letterati rinascimentali in vena di grottesca ironia su se stessi. Parimenti questa forma di architettura, direi, è "maccheronica". Spettacolare era la teatralità del pubblico coinvolto in un’ assurda visita all'interno della struttura, che combatteva con la claustrofobia per saziare la bramosa curiosità scatenata dall'accorrere di una moltitudine degli invitati. Animati da cotanto richiamo, visi esterrefatti, corpi che si spintonavano o palpavano increduli verso l'ignoto, come in un girone Dantesco, e si stringevano ansiosi tra gli interstizi di quella finta costruzione, chiedendosi nervosamente l’un l’altro:"Ma che cos'è?"
Spiega Purini:
"Una coppia di pilastri viene traslata e ruotata secondo la direzione nord-sud, in modo da intercettare, attraverso gli assi cardinali, la dimensione cosmica. Attorno alla nuova struttura che viene a determinarsi è tracciata una figura a spirale, una sorta di uovo aperto, materializzato da una parete curva che arriva fino al soffitto. L’uovo è un simbolo dell’universo e nello stesso tempo l’emblema della massima finitezza formale.
La spirale dà vita a un piccolo vano che incastona i quattro pilastri - i due originali e i due riprodotti - costruendo un piccolo ambiente compresso, un cuore segreto, una sorta di architettura claustrofobica che concentra sul nucleo plastico che ne costituisce il centro il suo significato. Questo ambiente misterioso e straniante è dipinto di rosso.
E’ possibile entrare in esso o osservarlo dall’esterno tramite una serie di aperture. Pur se effimera, l’installazione dovrebbe proporsi come qualcosa che esprime i caratteri permanenti dello spazio di Volume!.
La Stanza Rossa è un luogo che rivela ciò che in Volume! esiste sempre come una presenza assente."
Giovanni Lauricella
e l'architettura maccheronica.






