martedì, 14 ottobre 2008

Jean-Michel Basquiat - Fantasmi da scacciare

FONDAZIONE MEMMO - PALAZZO RUSPOLI

Roma fino al primo febbraio 2009

Morì a 27 anni per overdose di eroina, Jean-Michel Basquiat, che sicuramente aveva fantasmi da scacciare, forse quelli esposti a Palazzo Ruspoli.
Incubi adolescenziali fatti di corpi scheletrici, figure nere, auto, aerei, grattacieli, poliziotti, giochi bambineschi, disegni animati e comics, e poi graffiti, saturati di simboli come © o la corona: "graffitismo", dunque, incentrato su una visione infantile del corpo umano, "scenico o recitante". Jean-Michel Basquiat è senza dubbio uno tra i più attuali fenomeni di successo per le dinamiche emblematiche di una "economia dell'arte", fondata su artificiosi traguardi finanziari, che lo sostengono.

Straordinari sono stati i giorni che ha vissuto questo ragazzo, destinato a fare tutto quello che altri ragazzi della sua stessa età fanno sovente, ma restando nell' ombra di una società che li ignora totalmente.

Vita sregolata, droga, party, sesso: niente di nuovo o di strano. Quante volte abbiamo sentito cose del genere e quante volte le abbiamo ascoltate con noia. Sono le solite storie che leggiamo nei libri di successo, o che vediamo al cinema.

Questa solita storia è diventata per Basquiat un mito perché quello che gli è capitato è stato sempre descritto con un’ enfasi tale che, se le altre migliaia di giovani che si sono drogati lo hanno fatto -punto e basta- lui, Basquiat, lo <ha fatto!>

Ciò viene detto dai critici come se avesse preso una medaglia d'oro al valore per un merito speciale tutto suo, di cui gli altri non sono capaci. Tutti dicono delle cose stupefacenti su di lui, che ti fanno appassionare persino alle sue tragedie familiari; <era un gran talento> si dice, perché sapeva disegnare le cose in maniera tale che sembrassero disegnate male, come in un primordiale graffito, e si giustifica il suo stile come una radice culturale di questa società decadente. Nelle biografie pubblicate nelle più prestigiose riviste o libri d'arte tutti accusano la società americana e il suo sistema dell'arte di essere stato verso di lui "razzista"; forse lo volevano in auge a sette otto anni di età, o magari anche prima, quando stava in carrozzina, ma ditemi chi, appena ventenne, è già all'apice del successo. Sì, è vero, ha incontrato Andy Warhol. Era lui che lo incitava in questa triste e distruttiva rappresentazione dell'arte fatta come i "decori" delle peggiori toilette dei locali di periferia. Sappiamo tutti che, quando ti benedice il Papa, vai in paradiso, e così pure che, se il personaggio più influente dell'arte ti dice "bello" tutto si trasforma in oro anche quello che fai al gabinetto. Forse era già predestinato quando prima di incontrarlo firmava con l’acronimo di SAMO "SAMe Old Shit" (letteralmente la solita vecchia merda). Le sue opere valevano già tanto quando era in vita e adesso valgono tantissimo, troppo.

Esagero a dirlo? So di non essere allineato con gli altri che scrivono d'arte, ma sono altrettanto certo che le medesime persone conoscono bene queste dinamiche, perché ne personificano i ruoli vivendoli in prima persona. Sembra strano, ma la disuguaglianza nel metodo valutativo dell'arte è tale che rende tutti i critici e storici dell'arte, paradossalmente, più uguali l'uno all'altro (e non vi dico i giornalisti). Si alimentano sconsideratamente "successi internazionali" su artisti che valgono tanto quanto altri, o forse anche meno; per me Basquiat è un simpatico ed interessante artista come ce ne sono tantissimi altri. E basta con questa mitologia del "graffito metropolitano" che è un graffito proprio come è stato definito, e nulla altro. Altrettanto dicasi per il suo amico ed ex- socio Keith Haring il cui segno, paragonato ad un fenomeno graficamente simile come la "linea" di Osvaldo Cavandoli, sarebbe sicuramente da ridimensionare....se non fosse che costa molto di più!

Jean-Michel Basquiat

Un mercato dell'arte così gonfiato evidentemente è figlio di quelle borse (occidentali e non solo)

che adesso si trovano a fare i conti con buchi finanziari grandi quanto enormi voragini che rischiano di inghiottire tutti noi.

Questa grande paura, sì, è il vero fantasma da scacciare.

E viene da pensare anche al declino dell’impero americano, tema caro ai politologi: non si può non vedere che esso è stato alimentato e profetizzato da artisti e intellettuali di punta fin da prima della seconda guerra mondiale: da Hemingway a Miller a Mailer, e via via discendendo fino a Spike Lee che, misurandosi come regista con la nostra resistenza, "perde la bussola al cospetto della Storia" (così Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera di venerdì 3 ottobre).

Una decadenza che assomiglia a un costoso suicidio!

postato da: metaculture alle ore 09:44 | Permalink | commenti
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